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| LA CITTÁ DI SIRMIONE |
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Oltre alle sue bellezze naturali, Sirmione aveva una certa importanza nel sistema viario romano: si trovava infatti sulla via Gallica, l'antica strada che attraverso Bergamo e Brescia arrivava a Verona, dove si collegava con la via Postumia che, costruita nel 148 a.C., univa Genova ad Aquileia Un periodo di grande rilievo nella storia di Sirmione fu quello della dominazione longobarda. Questa popolazione, proveniente dall'Europa del nord, dilagò nel 568 d. C. dal Friuli lungo l'asse stradale est–ovest verso Verona, Brescia, Bergamo, Milano e da lì scese verso Pavia. La penisola, stremata dalla guerra gotico-bizantina e dalla peste, non oppose resistenza all' avanzata dei nuovi invasori che si impadronirono di tutta l'Italia settentrionale eleggendo Pavia come loro capitale. |
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La presenza dei Longobardi a Sirmione, sin dai primi anni del loro insediamento in Italia, non è attestata solo dagli edifici di culto. A partire dal 1914 sono stati effettuati rinvenimenti di tombe nella zona tra la strada delle “Grotte”, il “Lido delle Bionde” e via Piana, che testimoniano l'esistenza di un'antica necropoli situata in questa zona. In base alla tipologia degli oggetti ritrovati (coltelli, punte di lancia, pettini) si ritiene fosse utilizzata già nel primo periodo dell'insediamento di questo popolo che ha lasciato traccia anche nella toponomastica sirmionese: il nome del “Lido delle Bionde”, deriva infatti da biunda, vale a dire “luogo recintato ”. |
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| La storia durante i secoli della dominazione veneziana è povera di testimonianze. E' la storia di un piccolo borgo tranquillo, abitato da pescatori-olivicoltori entro il ponte, mentre nella campagna circostante i contadini si dedicavano alla coltura della vite e dei gelsi. Nel 1530 erano presenti sul territorio 1155 abitanti, successivamente in forte calo a causa delle epidemie. Il comune fu travagliato per secoli dalle contese tra Sirmionesi che vantavano un'antica discendenza, i cosiddetti “originari”, e i nuovi arrivati, o “forestieri”, riguardo alla gestione dei beni comunali, dalla quale fino al 1780 i forestieri rimasero esclusi. La comunità era governata da un consiglio eletto dalla “vicinia”, cioè da una classe di cittadini che godevano di speciali diritti riguardo ai beni comunali. A fronte della miseria dei più, si affermarono nel periodo veneto le grandi proprietà terriere che facevano capo alle tenute padronali. Della loro passata grandezza rimane nell'entroterra un'unica testimonianza significativa, la cascina Onofria. La lunga dominazione veneziana ebbe fine nel 1796, quando Napoleone entrò nel Veneto per scatenare l'offensiva contro gli Austriaci. Nel 1797 conquistò Venezia, ma successivamente, con il trattato di Campoformio, la cedette all'Austria in cambio del Belgio e della Lombardia. Le armate austriache entrarono in Venezia nel 1798. Napoleone riconquistò Venezia dal 1806 al 1814, quando venne di nuovo scacciato dagli Austriaci. Nel 1848 Venezia insorse sotto la guida di Daniele Manin, ma nel 1849 gli Austriaci ritornarono fino al 1866, quando l'Austria cedette Venezia e il Veneto al re d'Italia. In quella data si ricompose l'unità territoriale del Comune di Sirmione, spezzata dopo la seconda guerra di indipendenza del 1859. Infatti il confine tra l'Austria e il Regno Sabaudo correva all'altezza dell'edificio detto “Vecchia Dogana”, che nel nome racchiude la sua antica funzione |
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